The Passenger

[IT] Un uomo dietro una finestra chiusa. Dall’altra parte c’è quella che un tempo era la sua città, la città dove è cresciuto, dove mancava da anni e che ora si accorge di non riconoscere. Nei suoi ricordi erano conservate voci e facce che, dall’altra parte del vetro, non esistono più. Nello spazio tra l’uomo e quella finestra chiusa, tra ciò che vede e ciò che vorrebbe vedere, si accumulano allora la sua nostalgia, la sua solitudine, il sentimento del tempo che scorre. Temi, questi, centrali in tutta l’opera di Nicolas Pascarel – assieme all’impegno per una fotografia dal respiro narrativo, dove ogni singolo scatto è il fotogramma di una storia – che in questo lavoro è riuscito nell’impresa di collocare il suo obiettivo proprio in quello spazio, tra memoria e realtà. The Passenger è appunto il racconto di quest’uomo, del suo dialogo solitario tra passato e presente, e del suo modo per difendere se stesso e i suoi ricordi. Un dialogo per immagini lungo circa 30 fotografie in cui, in maniera del tutto nuova, abbiamo un protagonista al di qua dell’obiettivo, invisibile. Ma se il soggetto narrato è occultato, i veri protagonisti diventano allora il suo sguardo, la sua malinconia e la sua paura. Paura che i propri ricordi brucino per sempre a contatto con il nuovo aspetto di ciò che vede, e paura di perdere il proprio passato per la seconda volta, quella definitiva. Ecco allora la necessità di porre uno schermo tra sé e l’esterno, di guardare quella città non più sua attraverso una fenêtre che eviti il contatto diretto, che filtri la realtà, che la distanzi e la circoscriva, che insomma ne limiti la violenza. Che sia la finestra della camera d’albergo da cui il soggetto osserva la città o i finestrini della vecchia Chevrolet con cui ne percorre le vie, questo stratagemma – umano e fotografico insieme – si rivela di rara efficacia nel narrare la poeticità del complesso rapporto tra l’Io e la Memoria, tra il tempo delle coscienza e quello della realtà. Il lavoro di Pascarel si offre così come una moderna Recherche du temps perdu in cui, tuttavia, le conclusioni proustiane vengono capovolte e si dichiara la sostanziale impossibilità di un recupero sereno del tempo che fu. Ma il fotografo sembra volerci anche dire che la nostra casa è lì dove sono i nostri cari – amici, affetti, famiglia – non necessariamente dove siamo nati: ecco perché in questi scatti i soggetti umani sono quasi del tutto assenti, e quei pochi che si scorgono, al di là del vetro che protegge l’osservatore, non sono che presenze indifferenti, fuse nel paesaggio come attori di una natura morta, con cui non potrà esserci nessun contatto. La sola eccezione è rappresentata dall’ultima foto, dove sembra finalmente crearsi un ponte tra l’uomo che osserva e l’esterno. Non c’è finestra qui, ma un balcone, quello del albergo da cui si è finalmente affacciato. Oltre il parapetto, il mare e una nave. La nave che lo portò via da casa è la sola cosa con cui è ancora possibile un rapporto indolore? Forse sì. In fondo se anche Ulisse, tornato alla sua isola dopo vent’anni, non avesse trovato ad attenderlo il suo vecchio cane, il padre anziano e la fedele Penelope, siamo sicuri che non avrebbe preferito riprendere il mare?

Text Marco Lista | Photography Nicolas Pascarel

[EN] A man behind a closed window. On the other side lays what was once his hometown, a city in which he grew up but left years ago, a city he fails to recognize today. The voices and the faces still present in his memories have ceased to exist on the other side of that glass. In the void between the man and the window, between what he sees and what he would like to see, his longing, his loneliness and the passing of time accumulate. Themes such as these, at the core of Nicolas Pascarel’s work – along with a strong commitment to narrative photography, where every photograph is a frame within a story – have succeeded in placing this work’s objective exactly within that space, between memory and reality. The Passenger is precisely the story of this man, his solitary dialogue between past and present and of his way of defending himself and his reminiscences. A visual dialogue through 30 photographs in which, in a whole new way, the protagonist is on the other side of the lens, invisible. But if the narrated subject is concealed, the true protagonist becomes his gaze, his loneliness and his fear. Fear that these memories will perish forever in contact with this new reality set before him, and fear of losing them for the second time, forever. To observe the city that is no longer his, the window becomes a protective screen between him and the outside world, avoiding direct contact, filtering reality, repelling and containing it; in short, limiting its violent effect. Whether it is the window of the hotel room from which the subject observes the city, or the windows of the old Chevrolet with which he drives through the city, this ploy, both human and photographic, is highly efficient in narrating the complex relationship between the Me and the Memory, between moments of conscience and moments of reality. The work of Pascarel can be interpreted as a contemporary A la recherche du temps perdu in which, however, the Proustian conclusion is reversed and expresses the impossibility of reclaiming the past. But the photographer also seems to say that home is where our loved ones – friends, family and lovers – are, and not necessarily where we are born: in these snapshots, humans are almost entirely absent; the few that are impassively present, beyond the protective screen, seem to be cast as actors in a still-life with which there can be no contact. The only exception is in the last image, where it seems that a connection is finally made between the observer and the world. Here, there is no window but, instead, the balcony of a hotel from which he is looking out. Beyond the handrail, there is the sea and a ship. Is the ship that took him away from his home the only painless relationship he can relate to? Maybe. After all, had Ulysses returned to his island after twenty years and not found his old dog, his aging father and his faithful Penelope, would he have not gone out to sea again?

Text Marco Lista | Photography Nicolas Pascarel
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